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Impugnare il licenziamento in 60 giorni: guida operativa

Diritto del Lavoro

Avv. Dott. Massimo Leonardi · 2025-12-07 · 7 min di lettura

Impugnare il licenziamento in 60 giorni: guida operativa

Guida operativa su come impugnare il licenziamento entro 60 giorni: termini, ricorsi, prova e ricadute pratiche per chi lavora a Milano.

Introduzione

Il licenziamento pone il lavoratore di fronte a scelte immediate: capire i termini processuali, raccogliere le prove e avviare l'impugnazione corretta sono passaggi decisivi per ottenere reintegro o risarcimento. Questa guida spiega, con linguaggio accessibile, come impugnare il licenziamento entro 60 giorni, quali norme valgono e quali azioni pratiche intraprendere a Milano.

Perché il termine dei 60 giorni è fondamentale

Il termine dei 60 giorni per impugnare il licenziamento è previsto dalla normativa italiana e costituisce un termine perentorio: lo sforamento può comportare la decadenza dal diritto di impugnazione. In particolare, il termine è indicato dall'art. 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, che disciplina i licenziamenti individuali.

Ai sensi dell'art. 2119 del codice civile il licenziamento è la dichiarazione del datore di lavoro con cui si intende recedere dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato; la tempestiva impugnazione serve a verificare la legittimità di quella dichiarazione e ad attivare le tutele previste dalla legge.

Quali tutele sono in gioco: reintegro, risarcimento, nullità

Le conseguenze di un licenziamento illegittimo variano in base alla tipologia del rapporto e alla dimensione dell'azienda. Due riferimenti normativi fondamentali sono l'art. 18 della legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) e il decreto legislativo n. 23/2015 (c.d. "Jobs Act"), che ha riformato in parte le tutele reintegratorie e indennitarie.

  • Per le imprese con più di 15 dipendenti (soglia che trova applicazione anche in molti casi pratici a Milano) la reintegrazione può essere disposta dal giudice nei casi previsti dalla legge; il D.Lgs. n. 23/2015 ha introdotto criteri e limiti diversi rispetto alla disciplina previgente.
  • Per le aziende con meno di 15 dipendenti la tutela è prevalentemente economica, con indennizzi calcolati secondo le regole previste dalla giurisprudenza e dalla normativa vigente.

Esistono poi ipotesi di nullità assoluta del licenziamento (ad esempio in caso di licenziamento discriminatorio o per motivi connessi alla maternità): in questi casi la tutela è particolarmente forte e può prevedere la reintegrazione.

Procedura pratica per impugnare il licenziamento entro 60 giorni

1) Tempistica e decorrenza del termine

Il termine di 60 giorni decorre dal momento in cui il lavoratore viene a conoscenza del licenziamento. Nella prassi questo coincide con la data di ricezione della comunicazione scritta o della consegna della lettera di licenziamento; se la comunicazione è via PEC o raccomandata, la prova della data è semplice da documentare.

È fondamentale conservare ogni comunicazione (lettere, email, PEC) che attesti la data in cui si è venuti a conoscenza del provvedimento.

2) Tentativo obbligatorio di conciliazione?

Prima di introdurre il giudizio, in molte circostanze è consigliabile (e talvolta necessario) tentare una conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro o con l'assistenza di un'associazione sindacale. Il tentativo conciliativo può consentire soluzioni rapide ed economicamente vantaggiose, evitando i tempi del processo.

A Milano la Direzione Territoriale del Lavoro e le sedi sindacali offrono procedure di conciliazione; è prassi attendere l'esito del tentativo conciliativo prima di depositare un ricorso, ma il termine di 60 giorni rimane perentorio.

3) Deposito del ricorso al giudice del lavoro

Se la conciliazione non porta a esito positivo o non è percorribile, il lavoratore deve depositare il ricorso presso il Tribunale competente (di regola il Tribunale di Milano per i rapporti di lavoro con sede in Lombardia). Il ricorso deve essere introdotto entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento.

Nel ricorso il lavoratore indicherà i motivi per cui ritiene illegittimo il licenziamento (assenza di giusta causa, motivazione pretestuosa, violazione di norme di tutela collettiva o individuale, discriminazione, ecc.) e dovrà allegare le prove disponibili.

4) Prove e documentazione

Raccogliere le prove è cruciale. Tra i documenti utili: contratti, buste paga, comunicazioni aziendali, testimoni (colleghi), certificati medici, eventuali registrazioni (nei limiti della legalità), e ogni elemento che possa dimostrare la mancanza o l'insussistenza del fatto contestato.

A Milano è spesso opportuno procedere rapidamente a ottenere documenti interni all'azienda che certificano turni, mansioni o valutazioni, perché la conservazione di tali atti può essere successivamente più difficile.

5) Richiesta di misure cautelari

In casi eccezionali, e quando sussistono esigenze di tutela immediata del lavoratore (ad esempio per situazioni di grave pregiudizio economico), il difensore può chiedere provvedimenti cautelari al giudice del lavoro. Tuttavia, le misure cautelari in materia di lavoro sono disciplinate dalla procedura civile e richiedono la dimostrazione del fumus boni iuris e del periculum in mora.

Casi particolari da non sottovalutare

Licenziamento per giustificato motivo soggettivo o oggettivo

Il datore deve motivare il licenziamento: la mancanza di motivazione scritta può costituire profilo di illegittimità. In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (ristrutturazione, crisi aziendale), il datore deve dimostrare la necessità economica e il rispetto delle procedure collettive, quando applicabili.

Licenziamenti discriminatori o impugnabili per nullità

Licenziamenti discriminatori (in ragione di sesso, origine, religione, età, sindacato, maternità, ecc.) sono nulli. La disciplina sulla tutela della maternità è contenuta nel D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151. Per i rappresentanti sindacali e casi di discriminazione si prevedono tutele rafforzate.

Licenziamento disciplinare per giusta causa

Nei casi di licenziamento disciplinare per giusta causa (art. 2119 c.c. e disciplina collettiva applicabile), il datore deve provare il fatto grave. La valutazione del comportamento deve essere proporzionata e rispettare il principio del contraddittorio.

Consigli pratici e checklist operativa (Milano)

  • Conservare tutta la documentazione che attesta la data di ricezione del licenziamento (lettera, PEC, email).
  • Annotare eventi rilevanti, colloqui, testimoni ed eventuali violazioni di procedure disciplinari.
  • Rivolgersi rapidamente a un legale o a un sindacato per verificare la strategia (conciliazione vs. ricorso giudiziale).
  • Considerare l'azione di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro di Milano come primo tentativo, senza perdere il termine dei 60 giorni.
  • Valutare l'opportunità di chiedere provvedimenti cautelari se sussistono urgenze economiche o professionali.

Tempi, costi e possibili esiti

Il processo del lavoro può durare diversi mesi; la conciliazione, se positiva, risolve la controversia in tempi brevi. Gli esiti possibili sono: accoglimento con reintegro e risarcimento, accoglimento con solo risarcimento economico (soprattutto per aziende sotto la soglia), rigetto del ricorso.

I costi comprendono onorari legali e spese processuali. In molte situazioni è possibile ottenere il patrocinio a spese dello Stato o valutare soluzioni transattive che evitino il contenzioso prolungato.

Quando rivolgersi subito a un avvocato (e perché)

Rivolgersi a un avvocato specializzato sin dai primi giorni è importante per rispettare termini perentori, raccogliere prove tempestivamente e predisporre una strategia procedurale adeguata. A Milano, dove i tribunali del lavoro trattano numerose cause, la tempestività può fare la differenza nella qualità delle prove raccolte.

Riferimenti normativi principali

  • Legge 15 luglio 1966, n. 604, art. 6 (impugnazione del licenziamento);
  • Legge 20 maggio 1970, n. 300, art. 18 (Statuto dei Lavoratori);
  • Decreto Legislativo 23/2015 (riforma dei licenziamenti individuali - "Jobs Act");
  • Codice civile, art. 2119 (dichiarazione di recesso del datore di lavoro);
  • Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (tutele della maternità e paternità).

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Per assistenza personalizzata su questo tema lo Studio IIILEX di Milano mette a disposizione un Avvocato del lavoro a Milano che può valutare il caso, assistere nella conciliazione e nel deposito del ricorso entro i 60 giorni. Contattare tempestivamente lo studio è fondamentale per non perdere i termini e per predisporre la strategia probatoria più efficace.

Il contenuto è informativo e non sostituisce una consulenza personalizzata.

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Domande frequenti sull'argomento

Da quando decorrono i 60 giorni per impugnare il licenziamento?

I 60 giorni decorrono dalla data in cui il lavoratore viene a conoscenza del licenziamento, normalmente dalla ricezione della comunicazione scritta (lettera, email o PEC). È importante conservare la prova della data di ricezione.

È obbligatorio tentare la conciliazione prima di ricorrere al giudice?

Non sempre è obbligatorio, ma il tentativo di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro è spesso consigliato e in alcuni casi previsto dalle procedure. La scelta dipende dalle circostanze specifiche e dalla strategia processuale.

Cosa succede se supero il termine dei 60 giorni?

Il superamento del termine può comportare la decadenza dal diritto di impugnare il licenziamento, escludendo la possibilità di ottenere le tutele previste. È pertanto fondamentale agire tempestivamente.

Posso ottenere il reintegro in tutti i casi di licenziamento illegittimo?

Non sempre. Il reintegro è previsto in specifiche ipotesi, soprattutto per aziende oltre certe soglie dimensionali. In altri casi è riconosciuto solo un indennizzo economico, come previsto dal D.Lgs. n. 23/2015.

Quali documenti devo raccogliere per l'impugnazione?

Contratto di lavoro, comunicazioni aziendali, buste paga, certificati medici, eventuali valutazioni aziendali, e dichiarazioni di testimoni. Ogni elemento che attesti la data del licenziamento e le circostanze contestate è utile.

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