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Licenziamento Illegittimo: come impugnarlo entro i termini

Il licenziamento illegittimo è quello privo di giusta causa, giustificato motivo o affetto da vizi formali e procedurali. Il lavoratore deve impugnarlo entro 60 giorni dalla comunicazione scritta, a pena di decadenza, e successivamente agire in giudizio o avviare la conciliazione entro ulteriori 180 giorni. Le conseguenze variano dalla reintegrazione (art. 18 L. 300/1970 per i licenziamenti discriminatori o nulli) all'indennizzo economico (D.Lgs. 23/2015 per i contratti a tutele crescenti). Lo Studio IIILEX verifica motivazione, procedura disciplinare e tempistiche per costruire la strategia difensiva più efficace.

Quando un licenziamento è illegittimo

Il licenziamento è illegittimo quando manca una giusta causa (art. 2119 c.c.) o un giustificato motivo oggettivo/soggettivo (L. 604/1966), oppure quando viola la procedura disciplinare (art. 7 L. 300/1970) o è discriminatorio, ritorsivo o intimato in forma orale. Anche il licenziamento per superamento del periodo di comporto può essere contestato se il calcolo delle assenze è errato.

Rientrano tra i vizi più frequenti: motivazione generica o non contestuale, mancata audizione del lavoratore, sproporzione tra addebito e sanzione, insussistenza del fatto contestato. Ogni vizio produce conseguenze giuridiche diverse e va individuato con l'analisi della lettera di licenziamento e del fascicolo disciplinare.

Le tutele applicabili: reale e obbligatoria

Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 si applica l'art. 18 L. 300/1970 come modificato dalla L. 92/2012 (riforma Fornero): reintegrazione per licenziamento nullo, discriminatorio o disciplinare privo di giusta causa quando il fatto non sussiste; indennizzo da 12 a 24 mensilità negli altri casi.

Per i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 si applica il D.Lgs. 23/2015 (contratto a tutele crescenti): l'indennizzo è calcolato in base all'anzianità di servizio, con reintegrazione riservata ai soli casi di nullità, discriminazione e insussistenza del fatto materiale nel licenziamento disciplinare.

Reintegrazione nel posto di lavoro

Si applica ai licenziamenti nulli, discriminatori, intimati in forma orale o, nei casi disciplinari, quando il giudice accerta l'insussistenza del fatto contestato. Comporta il ripristino del rapporto e il pagamento delle retribuzioni maturate nel frattempo.

Indennizzo economico

Quando non spetta la reintegrazione, il lavoratore ha diritto a un'indennità risarcitoria commisurata all'anzianità di servizio e alla dimensione aziendale, entro i limiti minimi e massimi previsti dalla normativa applicabile al rapporto.

Come si impugna: forma e termini

L'impugnazione va comunicata al datore di lavoro in forma scritta, anche con lettera dell'avvocato o tramite sindacato, entro 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento o dalla comunicazione dei motivi se successiva. In mancanza, il licenziamento diventa inoppugnabile.

Entro i successivi 180 giorni dall'impugnazione va depositato il ricorso giudiziale oppure avviato il tentativo di conciliazione o l'istanza di arbitrato. Il mancato rispetto di questo secondo termine rende inefficace l'impugnazione già proposta.

Strategie: conciliazione o giudizio

Prima del ricorso è spesso utile valutare la conciliazione monocratica o sindacale, che può portare a un accordo economico rapido evitando i tempi del contenzioso. In alternativa, per i licenziamenti dal 2015, il datore può offrire la conciliazione ex art. 6 D.Lgs. 23/2015 con importi esenti da tasse e contributi.

Lo Studio IIILEX valuta rischi e benefici di ciascuna opzione, tenendo conto della solidità delle prove, della dimensione dell'azienda e dell'obiettivo del lavoratore (reintegro o massimizzazione dell'indennizzo).

Tempistiche e costi

  • 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento per l'impugnazione scritta, a pena di decadenza.
  • 180 giorni successivi per depositare il ricorso o avviare la conciliazione.
  • Rito Fornero: udienza di prima comparizione fissata dal giudice in tempi brevi rispetto al rito ordinario.
  • Costo consulenza: €320 IVA inclusa, 60 minuti in studio a Milano, in videocall o per telefono.

Normativa di riferimento

  • Art. 18 L. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori, come modificato dalla L. 92/2012)
  • D.Lgs. 23/2015 (contratto a tutele crescenti)
  • L. 604/1966 (licenziamenti individuali, art. 6 impugnazione)
  • Art. 2119 c.c. (recesso per giusta causa)

Domande frequenti

Entro quanto tempo devo impugnare un licenziamento?

Entro 60 giorni dalla ricezione della lettera di licenziamento, in forma scritta. Superato questo termine il licenziamento diventa inoppugnabile e non è più possibile contestarlo in giudizio.

Cosa succede dopo l'impugnazione entro 60 giorni?

Entro i successivi 180 giorni bisogna depositare il ricorso giudiziale o avviare la conciliazione, pena l'inefficacia dell'impugnazione. I due termini sono entrambi decadenziali e vanno rispettati.

Quando spetta la reintegrazione nel posto di lavoro?

Nei casi di licenziamento nullo, discriminatorio, orale, o quando il giudice accerta l'insussistenza del fatto contestato nel licenziamento disciplinare. Negli altri casi spetta solo un indennizzo economico.

Che differenza c'è tra art. 18 e D.Lgs. 23/2015?

L'art. 18 si applica agli assunti prima del 7 marzo 2015 e prevede più ipotesi di reintegro; il D.Lgs. 23/2015 si applica agli assunti dopo tale data e limita fortemente la reintegrazione a favore di un indennizzo crescente con l'anzianità.

Il licenziamento verbale è valido?

No, il licenziamento deve avere forma scritta a pena di nullità (art. 2 L. 604/1966). Il licenziamento orale comporta sempre la reintegrazione del lavoratore, indipendentemente dalla tutela applicabile.

Conviene accettare una conciliazione o andare in giudizio?

Dipende dalla forza delle prove e dagli obiettivi del lavoratore. La conciliazione offre certezza e rapidità; il giudizio può portare a reintegro o indennizzi maggiori ma richiede tempi più lunghi. Lo Studio valuta caso per caso.

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