Diritto Penale · Reati d'impresa e responsabilità degli enti (231)
Corruzione tra privati (art. 2635 c.c.)
L'art. 2635 c.c. punisce amministratori, direttori generali, dirigenti, sindaci, liquidatori e sottoposti che, a seguito della dazione o promessa di denaro o altra utilità, compiono od omettono atti in violazione dei doveri d'ufficio o di fedeltà, cagionando nocumento alla società. È reato presupposto della responsabilità 231.
Che cos'è
Il reato tutela la lealtà e la correttezza nei rapporti economici privati. È punito sia il corrotto (chi riceve) sia il corruttore (chi dà o promette). La procedibilità è, di regola, a querela, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nell'acquisizione di beni o servizi.
Elementi costitutivi
Qualità dei soggetti nell'ambito dell'impresa
Dazione o promessa di utilità
Atto compiuto o omesso in violazione dei doveri
Nocumento alla società.
La difesa dello Studio
La difesa verifica l'effettiva violazione dei doveri d'ufficio o di fedeltà, il nesso con l'utilità e il nocumento alla società. Rileva il coordinamento con l'eventuale procedimento 231 a carico dell'ente. La ricostruzione dei flussi e dei rapporti contrattuali è centrale.
Domande frequenti
È procedibile a querela?
Di regola sì, salvo il caso in cui dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nell'acquisizione di beni o servizi.
Coinvolge la società?
Sì: è reato presupposto della responsabilità amministrativa dell'ente ex D.Lgs. 231/2001.
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